Corso di Teoria e Armonia
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28 ago
Il termine ritmo indica una successione di suoni che si ripetono con una frequenza sempre rilevabile.Un esempio chiaro potrebbe essere l’alternanza del giorno e della notte. Tutto ciò che ricorre con un ordine segue un ritmo.
E’ possibile ricondurre l’alternanza ritmica a due grandi sistemi, quello binario e quello ternario.Gli esempi che sto per fare valgono per la maggior parte della musica prodotta.
Il ritmo binario è basato sulla successione di due suoni, uno forte ed uno debole.L’accento forte lo definiamo “Battere” (o anche Tesi) mentre quello debole “Levare” (o anche Arsi).
Il ritmo ternario invece è basato sulla successioni di tre suoni, uno forte e due deboli.Se questo andamento ritmico è costante e si ripete con regolarità stiamo suonando a “tempo”.
Il tempo quindi è un movimento più o meno rapido in cui va eseguito un brano musicale.
Il tempo è espresso all’inizio di un brano con una frazione in cui viene indicata (nei tempi semplici) il numero dei movimenti (numeratore) e la durata di ogni movimento (denominatore).
Ora ipotizziamo che la frazione all’inizio del nostro brano sia 2/4, con essa s’intende che dobbiamo eseguire due movimenti (con velocità costante) della durata di 1/4 l’uno.
Facciamo attenzione a non confondere il tempo con la velocità di esecuzione. La differenza tra tempo e velocità la si comprende proprio ora, infatti il tempo ci dice (nel caso specifico) che dobbiamo eseguire due movimenti da 1/4 l’uno mentre la velocità ci impone di suonare questa successione di suoni più o meno speditamente.
Quanto speditamente? Semplice, l’unità di misura della velocità sono i battiti per minuto ovvero Bpm. Posso eseguire quindi i miei due movimenti in modo costante nel tempo ma lentamente (ad esempio 50bpm) o velocemente (ad esempio 150bpm).
28 ago
28 ago
La suddivisione è un’ulteriore divisione del tempo. In musica le principali caratteristiche della divisione sono:Unità di Misura,Unità di Movimento, Unità di Suddivisione.Questi valori sono strettamente legati tra loro ed esprimono:Unità di Misura, ovvero quel valore che rappresenta la somma di tutti i suoni entro la battuta.
Per fare un esempio semplice: Se il tempo è 2/4 ho due movimenti da 1/4 l’uno. Bene l’unità di misura è la somma dei due movimenti, ovvero una minima (che vale proprio 2/4).L’unità di movimento è quel valore che mi indica il “movimento” musicale ovvero quanto espresso nei tempi semplici dalla frazione all’inizio della misura.Per questo l’unità di movimento è anche detta unità di Tempo.
L’unità di suddivisione (che nei tempi semplici è binaria) è l’ulteriore divisione del movimento, ad esempio se nel 2/4 l’unità di movimento è la semiminima (che vale 1/4) l’unità di suddivisione sarà la croma (che vale 1/8).Se la frazione è divisibile per 3/2 siamo in presenza di un tempo composto (es. 12/8) e il numeratore (12) non indicherà più il numero dei movimenti ma quello delle suddivisioni, mentre il denominatore (8) indicherà il loro valore. Nei tempi composti la suddivisione è ternaria (Forte debole debole).es.:Tempi sempliciTempi binari.i tempi binari sono tutti quei tempi che hanno al numeratore il valore 2.
I tempi composti sono quei tempi, il cui valore espresso sotto forma di frazione è divisibile per 3/2.Attraverso questo rapporto che è detto coefficiente di ternarizzazione è possibile capire il tipo di suddivisione. Se il tempo è divisibile per 3/2 la sua suddivisione sarà ternaria ed il tempo si chiamerà “composto”.(es. 12/8) Il numeratore (12) non indicherà più il numero dei movimenti ma quello delle suddivisioni, mentre il denominatore (8) indicherà la durata di ogni suddivisione.
Come si ricava un tempo composto?
Semplice, basta moltiplicare il tempo semplice per 3/2.I Tempi binari semplici (Es. 2/1 2/2 2/4 2/8 2/16 2/32 2/64 ) diventano esenari composti (6/2 6/4 6/8 6/16 6/32 6/64 6/128).
I Tempi ternari semplici (Es. 3/1 3/2 3/4 3/8 3/16 3/32 3/64 ) diventano nonari composti (9/2 9/4 9/8 9/16 9/32 9/64 9/128).
I Tempi quaternari semplici (Es. 4/1 4/2 4/4 4/8 4/16 4/32 4/64 ) diventano dodecanari composti (12/2 12/4 12/8 12/16 12/32 12/64 12/128).
I Tempi quinari semplici (Es. 5/1 5/2 5/4 5/8 5/16 5/32 5/64 ) diventano quindicinari composti (15/2 15/4 15/8 15/16 15/32 15/64 15/128).
I Tempi eptanari semplici (Es. 7/1 7/2 7/4 7/8 7/16 7/32 7/64 ) diventano composti con numeratore 21 (21/2 21/4 21/8 21/16 21/32 21/64 21/128).
E così via.
E’ importantissimo individuare i tempi semplici di partenza poichè i movimenti sono sempre quelli del Tempo semplice originario.
Sono le suddivisioni ad essere ternarie, questo non bisogna sottovalutarlo, perchè l’intero senso di un brano cambia completamente.
26 ago
21 ago
Prestito Modale su triadi maggiori
Alcuni tra i più grandi musicisti utilizzano nei loro assoli il concetto di prestito modale.
Anche i grandi compositori li hanno usati. Scopriamo in questa lezione come è possibile sostituire e/o integrare quindi scale provenienti da tonalità differenti e relazionarle ad un accordo maggiore (triade)
20 ago
Prestito Modale su triadi minori
Ogni volta che suonate su un accordo lo fate con una scala o arpeggi e riff nati ovviamente da scale.
Sempre più spesso ascoltando i grandi della musica si nota che essi non utilizzano sempre le note della tonalità. Come è possibile individuare delle semplici regole o direttive che permettano di ampliare, e di molto, le possibilità espressive nel fraseggio?
In questa prima lezione, scaricabile in pdf come tutte le nostre lezioni, trovate delle dritte per suonare in ben tre tonalità diverse sull’accordo di Re minore.
Ovviamente questo è un punto di partenza perchè le scale che si possono utilizzare su quest’accordo ovviamente sono molto più numerose, nel tempo le analizzeremo tutte.
19 lug
Ogni persona sa come si chiamano le note, ma spesso non si conoscono storia ed origini anche delle cose più ovvie. Sappiamo infatti che le note sono sette, ma non sappiamo che questa “riduzione” rispetto a quanto potrebbero essere è frutto di una serie di accordi e convenzioni. Vediamo di scoprire insieme qualche cosa di più.
Da dove derivi la necessità di scrivere graficamente un suono è una domanda abbastanza ovvia, essendo la musica una vera lingua, non ci è voluto molto per rendersi conto che aveva bisogno non solo di un sistema di scrittura ma anche di una grammatica! Ovviamente il mio “non ci è voluto molto” identifica centinaia di anni.
Trascurando l’oktoechos armeno (ne parleremo più avanti nel corso di storia della musica), analizziamo ciò che si erano inventati i greci, i famosi “neumi”.
I neumi erano segni grafici posti sopra le parole che “suggerivano” una (molto poco definita) intonazione e gli accenti, tesi e arsi legavano il tutto al concetto di metrica musicale.
Poi vennero i romani che indicavano i suoni con lettere da A a P; le stesse che crediamo essere le note in “inglese” oggi. La vera rivoluzione avvenne nell’anno 1100 DC. E fu merito di Guido D’arezzo, che prese le iniziali dell’inno a San Giovanni scritto nel 770 da Paolo Diacono e ne fece suoni di una particolare sequenza: il famoso “esacordo”: la scala diatonica maggiore. In origine il Do si chiamava Ut mentre il Si (Sancte Johannes) fu inserito successivamente.
« Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes »
Alla fine il risultato è Do Re Mi Fa Sol La Si.
14 lug
Benvenuti nel nuovo sito di Teoria Musicale, Armonia e Solfeggio dell’Associazione Culturale Musicale illimitarte. I nostri corsi musicali professionali sono dislocati in varie sedi d’Italia, principalmente al Meridione.
Gli allievi associati hanno deciso di realizzare il primo esempio di Score Sharing, ovvero la condivisione degli spartiti e degli esercizi. Tutto il materiale che trovate su questo sito è disponibile per il download gratuito purchè indichiate sempre gli autori e la fonte. Per altri contatti: info@illimitarte.com
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