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Il nome delle note

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Ogni persona sa come si chiamano le note, ma spesso non si conoscono storia ed origini anche delle cose più ovvie. Sappiamo infatti che le note sono sette, ma non sappiamo che questa “riduzione” rispetto a quanto potrebbero essere è frutto di una serie di accordi e convenzioni. Vediamo di scoprire insieme qualche cosa di più.
Da dove derivi la necessità di scrivere graficamente un suono è una domanda abbastanza ovvia, essendo la musica una vera lingua, non ci è voluto molto per rendersi conto che aveva bisogno non solo di un sistema di scrittura ma anche di una grammatica! Ovviamente il mio “non ci è voluto molto” identifica centinaia di anni.
Trascurando l’oktoechos armeno (ne parleremo più avanti nel corso di storia della musica), analizziamo ciò che si erano inventati i greci, i famosi “neumi”.
I neumi erano segni grafici posti sopra le parole che “suggerivano” una (molto poco definita) intonazione e gli accenti, tesi e arsi legavano il tutto al concetto di metrica musicale.
Poi vennero i romani che indicavano i suoni con lettere da A a P; le stesse che crediamo essere le note in “inglese” oggi. La vera rivoluzione avvenne nell’anno 1100 DC. E fu merito di Guido D’arezzo, che prese le iniziali dell’inno a San Giovanni scritto nel 770 da Paolo Diacono e ne fece suoni di una particolare sequenza: il famoso “esacordo”: la scala diatonica maggiore. In origine il Do si chiamava Ut mentre il Si (Sancte Johannes) fu inserito successivamente.
« Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes »

Alla fine il risultato è Do Re Mi Fa Sol La Si.